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La Biennale del Salento si tiene nel cuore della Puglia, nell’Ecomuseo della Pietra Leccese e delle Cave di Cursi, un luogo che affonda le sue radici nella tradizione della pietra leccese, materiale sul quale si erge la stessa Lecce, oggi estremamente pregiato, un tempo definito “il marmo dei poveri”.

Non è un caso quindi che in alcune delle opere astratte presentate alla Biennale, il confine tra il pittorico e il tridimensionale sia labile ed articolato in un dialogo stringente con la materia. E’ il caso di De Luca che, nel solco della tradizione inaugurata dall’arte informale, rifiuta la forma non per approdare ad una non forma, bensì per creare nuove immagini materiche che si concretizzano nell’opera Pool (illuminated).  Altri astrattisti sono più pittorici, come Loredana Maffei e Gianna Mora, le quali creano suggestioni cromatiche estremamente emotive, quasi aeriformi, gassose, liquide. Si arriva poi ad ispirazioni quasi grafiche, come quelle di Luigi Notarnicola in Oceano.

Tra gli artisti figurativi l’immagine femminile torna come un archetipo ricorrente, spesso nuda, a volte romanticizzata, a volte innalzata (o degradata?) a musa inconsapevolmente ispiratrice. Spicca per controversia la serie Blattology – Nuove Icone  di Pasquale Musone, in cui l’artista presenta rispettivamente la sagoma dell’italia, una svastica e il profilo di un cuore stilizzato, tutti composti da scarafaggi. La critica è chiara, e ne possiamo trovare le origini in quel filone d’arte politica che nasce a partire dal ‘68: Blattology – Nuove Icone ricorda la serie di Franco Angeli Simboli (1965-68), che utilizza l’iconografia della svastica – come molte altre icone – per affrontare il discorso della stereotipizzazione delle immagini, lavorando sui simboli più diffusi dell’immaginario collettivo.

La biennale continua con i paesaggisti e gli scultori. Questi ultimi utilizzano i materiali più disparati, dalla trachite alla resina, dalla terracotta al legno, al materiale di riuso. Carmelo Leone restituisce con ironia all’osservatore un immaginario di per sé tragico, rappresentando un paguro che sceglie come abitazione una lattina di Coca Cola (Casa Dolce Casa). Davide Sartorelli, ispirato – tra gli altri – da Brancusi, utilizza il legno per creare strutture filamentose ed affusolate, fluide, armoniose e talvolta anche gioiose, come Comico spaventato guerriero.

La Biennale del Salento, con le sue contaminazioni tra il locale e il nazionale, con una eterogeneità dirompente sia sul fronte delle tecniche che degli stili, cerca di restituire una fotografia dell’ambiente artistico italiano contemporaneo.

Dott.ssa Laura Cocciolillo

Uff. Stampa Biennale del Salento